MONTEFIASCONE: EST! EST! EST!
(di Gabriele la Porta)
Curiose leggende e burleschi aneddoti hanno dato fama a questo antico centro del Viterbese che, tra il borgo medievale e la collina sovrastante il lago di Bolsena, ancora oggi mantiene vivo un fascino naturale capace di esaltare il mitico sapore di un nobile vino.
Fanum Voltumnae. Qui convenivano i guerrieri e i saggi etruschi liberi e confederati: un colle alto 590 metri a destra del grande crocevia (oggi statale 71) che conduce alla piattaforma naturale che poi vedrà Orvieto. Le dodici città etrusche scelgono proprio questa strana altura, piena di anfratti e ricolma di vegetazione lussureggiante, per darsi appuntamento e decidere insieme. Il motivo di questa preferenza è misterioso. Certo nel santuario avvengono prodigi e gli aruspici vi giungono da città lontane, sconosciute, di cui nessuno conosce neppure il nome. Ma i sensitivi dell’epoca sanno che sulla sommità potranno collegarsi con le entità della natura e affidare agli imperscrutabili movimenti degli dei gli interrogativi sulle sorti degli umani. Per secoli nessuno abita la spianata tra gli alberi selvaggi, direttamente in vista del lago di Bolsena, a sua volta popolato di presenze oscure. Poi, dopo la caduta dell’impero romano, le genti si rifugiano in alto per scampare alle orde barbariche. Sono le origini di Montefiascone.
Il paese della buona cucina, del buon vino, della buona gente. Meta ideale per villeggiatura, per escursioni o più semplicemente per vivere tutto l’anno in una dimensione umana. Il traffico è sconosciuto, la convulsione dell’arrivismo dimenticata fuori le mura e il convivere sembra ancorato su antiche e solide basi. Tranquillità, rispetto, gentilezza. Insomma, un’oasi che da sempre ha tenuto chiuse le chiavi della propria indipendenza. Iniziano infatti i Goti e i Visigoti il primo assalto alle case di paglia create dal nulla dagli abitanti delle pianure che qui giungono per cercare riparo. Ma quelle stesse persone che in baso sono indifese, per incanto, ritrovano in sommità forza e volontà di resistenza. Gli invasori sono ricacciati una, due, tre volte. Finché anche ai biondi devastatori il gioco sembra non valere più la candela e abbandonano morti e voluttà di saccheggio.
Nasce da questa difesa Montefiascone.. Subito gli abitanti dimostrano ardimento e l’impossibilità di cedere alle prepotenze. Come una spontanea gemmazione del carattere individuale la comunità decide di essere amica di tutti, ma sottomessa a nessuno. Fosse anche il papa.
Non a caso nel 1500 giunge a Montefiascone un emissario del cardinale Farnese. Intima una specie di resa senza condizioni. Non si può resistere all’esercito pontificio, anche perché la cittadina fa parte del territorio papalino sin dal 726 d. C., con tutte le garanzie di indipendenza. Ora però si vuole uccidere quello spirito libero che da secoli informa chiunque abbia aperto gli occhi su questo monte. Si decide di resistere, ma con armi diplomatiche, usando l’intelligenza là dove non arrivano le armi. Incredibilmente hanno ancora una volta partita vinta. E quando l’alto prelato diventa papa col nome di Paolo III si ricorda di quegli indomiti e fieri partigiani della libertà e invece di vendicarsi finisce per accordare altre garanzie di autonomia.
Così si estendono operosamente i vigneti e il nettare diventa ancora più buono. Il bianco è da ricordare e il rosso sembra provenire dalle regioni più calde, tanto è forte e carico di sapore. Poi ci sono i moscati e il vinsanto. Gocce di meravigliategli anni per tutti i visitatori. Tant’è che Giovanni Fugger, dignitario di Augusto e appartenente alla famiglia che decide di mandare al trono Carlo V, per poco non sviene quando assaggia il vino della contrada. A tal punto si innamora che decide di rimanere per molti mesi all’anno in queste selve e soprattutto tra questi vini. Alla morte è sepolto nella chiesa di San Flaviano e il suo epitaffio è la corona a questa dedizione alla bevanda di Bacco.
Vi si può leggere “Est-est-est”, pr(opter) nium est hic Jo De fuk (fugger) dominus meus mortuus est”. Infatti il servo del potente signore tedesco era andato in avanscoperta nel Lazio e ad ogni buon vino lasciava una scritta: “Est!”. Giunto a Monte fiascone lascia tre volte l’esclamazione: “Est! Est! Est!”. Da qui l’epitaffio, da qui il nome del vino di oggi, da qui la predilezione in terra di Germania per qualsiasi prodotto vinicolo che porti la dicitura Montefiascone.
San Flaviano non è da visitare soltanto per la curiosa tomba, ma anche per la facciata, incompiuta, del 1262, ornata da tre altre arcate gotiche coronate da un lungo balcone a loggetta edificato tre secoli dopo. Il portale poi è stupendo con il suo motivo sempre gotico. Fa accedere ad un interno su due piani, con una chiesa inferiore ed un’ altra superiore con orientamento contrapposto. La parte sottostante è stata edificata sui resti di un più antico tempio.
È stata eretta nel 1032 con pianta basilicale a tre navate con pilastri e colonne di diverse forme e capitelli ispirati direttamente all’arte etrusca. Questa doveva perciò essere ben nota a quei maestri romanici che lavoravano all’interno della chiesa.
Sempre nell’edificio inferiore ci sono archi gotici e romanici divisi da un ampio spazio rettangolare che comunica con il tempio superiore. Secondo alcuni esperti San Flaviano rappresenta un punto di passaggio tra il romanico e il gotico. Non a caso sono presenti una sorta di deambulatorio e varie cappelle “raggianti” che sono poi elementi tipici del gotico europeo. Non si può però andare via da questo tesoro architettonico senza aver visto un’altra curiosità, forse unica per un luogo di preghiera.
Nel capitello della penultima colonna a destra verso la navata maggiore è scolpita una figura bizzarra, più un demone che un uomo. Sembra reggere con le spalle il capitello stesso e quindi parte della chiesa. Si tira la barba e esclama, anticipando di un millennio sia i graffiti murali che i fumetti: “ O voi che guardate la nostra chiesa, osservate anche la mia barba”. Ovviamente le parole sono in latino e sono state scheggiate da un anonimo artista burlone. Infatti tirare la barba agli gnomi dei boschi, o ad altre creature silvestri, sembra rechi l’ignoto scultore giungeva dalle parti alte d’Europa e con questo “scherzo” intendeva portare nel centro d’Italia una leggenda tipicamente nordica.
Se poi si decide, ed è quasi un obbligo, di fare due passi nel centro storico ecco la chiesa di Sant’Andrea con un bel portale romanico e soprattutto il fantastico Duomo costruito su progetto di Michele Sanmicheli e proseguito nel ‘600 da Carlo Fontana. Questi si assume la responsabilità di alzare la cupola che poi diventa una delle attrazioni di maggiore spicco dei turisti. Bisogna però vedere anche l’interno del Duomo, perché vi è custodita una Santa Margherita in marmo attribuita alla scuola di Arnolfo da Cambio.
Si dice abbia poteri miracolosi in quanto dona serenità a chi la osserva. Usciti dal tempio e proseguendo lungo via Trento si esce dalla colossale Porta e si arriva ad un piccolo lago, quello appunto di Bolsena.
Osservare da questo punto il tramonto può essere un’esperienza indimenticabile.
Se poi si ha avuto cura di mettere nelle acque fredde una bottiglia di Est! Est! Est!, bè, allora davvero si ha la sensazione che il paradiso possa attendere, tanto questo vi assomiglia molto.
